sermig2È passata poco più di una settimana dalla fine di un'esperienza che ha riempito il mio cuore e quello di molti altri.

Pochi giorni fa ero immersa, insieme a 12 compagni della scuola, dei quali della maggior parte non conoscevo neppure il nome, in quel pezzettino della città di Torino che oggi è l'Arsenale della Pace.

L'Arsenale della Pace è nato dalla dedizione e al sacrificio di un gruppo di ragazzi che negli anni '60 credevano che un mondo migliore fosse possibile, e soprattutto che il mondo migliore si costruisce partendo dalla propria realtà.

Questi ragazzi avevano capito che per aiutare gli altri e costruire la pace bastava anche solo aiutare il vicino di casa con la spesa, fare compagnia a un anziano solo.

Piano piano questo progetto di pace è diventato una realtà che aiuta ogni giorno moltissime persone (spesso non ci accorgiamo del dolore che ci circonda perchè siamo troppo concentrati su noi stessi, sulla quotidianità che ci consuma giorno per giorno).

In questi 5 giorni abbiamo avuto l'occasione di vedere il mondo dagli occhi del Sermig (SERvizio MIssionario Giovani) e attraverso questi occhi vederci dentro e riflettere su no stessi.

Viviamo ormai in una società che ci circonda di stereotipi, di ideali, di denaro, di frenesia e non ci lascia un attimo fermi, seduti in un prato a pensare “è questa la vita che voglio?”, e questa stessa domanda si sono posti i ragazzi che vivono nella fraternità del Sermig, che hanno dedicato la loro intera vita agli altri e in modo particolare a Dio.

Vivendo con loro si fanno i servizi più diversi: si passa da pulire la cucina a selezionare i vestiti, a far giocare i bambini dell'Estate Ragazzi che ogni giorno hanno forza ed energia da vendere, si possono aiutare i bambini a fare i compiti (accorgendosi che spesso, quasi sempre, sono loro a insegnare a noi) , si può fare compagnia ai bambini malati che ci insegnano come la vita sia un dono grande da non buttare, neanche nelle difficoltà, si può servire la cena alle persone, rendendosi conto che può essere complicato anche riuscire a prendere con le pinze una cotoletta per volta, invece che 500, si può pulire l'accoglienza, ma soprattutto in tutti questi servizi materiali si può INCONTRARE, che è la cosa più importante.

Si incontrano le persone più diverse e particolari e ognuna lascia un segno sul grande foglio bianco della vita, c'è chi lascia un segno verde di speranza come i bambini dalle mille culture e dai mille colori (e dai mille nomi impronunciabili) che si incontrano all'estate ragazzi, c'è chi lascia un segno rosso sangue, rosso amore come i bimbi malati, c'è anche il segno giallo della luce lasciato da Elisabetta e dagli altri della Fraternità, c'è anche il segno azzurro cielo delle persone che una casa non ce l'hanno e che abitano, appunto, sotto il cielo., e il verde della speranza di tutte le persone che vivono lì, che portano qualche vestito da donare, che vogliono cambiare qualcosa.

Alla fine dell'esperienza il foglio che prima era bianco, un po' grigio e nero, è diventato un arcobaleno di colori.

Un'altra cosa che ci è stata insegnata è il concetto di restituzione, cioè il restituire ciò che ci è dato e metterlo a servizio di altri, e può essere denaro, come tempo, come una canzone o una preghiera, qualsiasi cosa sentiamo di voler restituire al mondo.

Questa restituzione mi ha insegnato ad amare gli altri e un po' di più me stessa, mi ha fatto capire che quello che ho posso metterlo a disposizione, che anche una banalità può essere importante per qualcuno.

Mi hanno insegnato che il sogno può diventare realtà, se ci si crede e si combatte ogni giorno per realizzarlo, anche sfidando il mondo intero.sermig1

Mi hanno insegnato che “la bontà è disarmante”, come c'è scritto sul muro che si innalza verso il cielo entrando nell'Arsenale, quel muro di cui ogni mattone porta il nome di un paese del mondo che stato aiutato, e ci si sorprende di non conoscere la metà delle nazioni scritte.

Chi credeva possibile che dei ragazzi potessero trasformare un arsenale che durante la guerra produceva milioni d armi in un arsenale che ogni giorno produce milioni di pezzettini di pace?! Nessuno direbbero tutti, ma la verità è che loro ci credevano e questo è bastato, è bastato a rendere questo mondo un po' migliore, e non facendo grandi cose, ma condividendo quelle piccole.

Non ringrazierò mai abbastanza tutti quelli che hanno condiviso con me questo viaggio, un viaggio di pace e speranza.

GRAZIE.

E per finire aggiungerei la frase che ci porteremo a casa stampata sulle nostre magliette colorate coi colori delle bandiere del Mondo e che dovrebbe essere un invito per ogni persona: “Voglio la pace non solo per me” -cit. Ernesto Olivero